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venerdì 3 aprile 2020

LA SUPERFICIALITA' GIORNALISTICA

Rampini giornalista che vive in Usa e di sinistra, loda, non tanto la Cina, ma la Corea del Sud, dicendo che è uno Stato democratico e liberale, ma controlla, per la malattia, la vita privata e la libertà personale. Si fa passare il messaggio che, dato che c'è una guerra, le libertà individuali devono sparire: il Grande Fratello. Aggiunge che i coreani sono disciplinati perché hanno ancora il retaggio dell'educazione confuciana. Solo chi vuole il Grande Fratello loda la disciplina (non è un virtù morale). Citare Confucio così mostra grande ignoranza. Confucio aveva una saggezza a volte sana, ma era pensatore dell'ordine, per cui il ministro deve essere ministro e il soldato soldato, cioè sosteneva una rigida gerarchia fascistoide allo stesso modo di Platone che Popper smascherò come autoritario.
LA NEVROSI DEI LABORATORI DI RICERCA

Ogni giorno si sente di laboratori di ricerca, in Francia, in Italia, in Giappone, in Israele ecc., che testano un farmaco o un vaccino specifico che andrebbe bene per il Covid 19. A patto che lo si prenda per tempo, cosa problematica. C'è, però, una differenza tra farmaco e vaccino. Il primo cura una malattia certa, il secondo insegue un'ipotesi, la previsione non è realtà. Data la mia esperienza nell'uso dei farmaci, è certo che il vaccino, quale prodotto farmaceutico, ha "controindicazioni" come i "farmaci". Negarlo è mentire, E' paura. Resto fortemente "no-vax" contro gli idioti che oggi deridono i no-vax perché non c'è il vaccino, usando il terrore della pandemia per lodare i vaccini. Il vaccino viene fatto a chi non è infettato inseguendo un'ipotesi e può fargli male per le controindicazioni.
IL VIRUS GLOBALE

Le grandi epidemie, secondo la Storia, hanno un preciso colpevole: il commercio o globalizzazione. L'uomo scientifico è colpito nella sua presunzione di intoccabilità e gli stupidi pregano ancora gli scienziati. Nell'antichità la peste si diffuse sotto Marco Aurelio, quando l'Impero Romano dominava vasti territori e aveva unito paesi e commerci. La peste del '300 (Boccaccio) avvenne, dicono i libri di Storia, perché i mercanti dall'Oriente portarono dei topi (virus nella pelliccia) nelle bisacce. Il '300, come il '400, fu un secolo di grande sviluppo mercantile che preparò la società borghese. In epoca primitiva, quando le tribù erano sparpagliate sulla terra, un virus non si espandeva molto. Che il virus punisca la superbia dell'uomo globalizzato e scientifico è un bene, purché non si lasci governare la paura.
FASE 2

Se ne parla e si dice, minacciosamente, "non sarà come prima". La gente ha diritto, sia di rischiare, sia di non essere incolpata della malattia altrui. Chi vuole può benissimo barricarsi dentro casa (campana di vetro), ma basta con questo "altruismo pietoso (peloso)" che ci trasforma tutti in carcerati. E basta anche con l'idea che nella Fase 2 dovremo uscire stando, non si sa bene se a 1 metro o a 8 metri (gli esperti o dicono cose ovvie o dicono bestialità), forniti di mascherine e guanti! Le mascherine proteggono? Proteggono solo gli altri? Anche questo è un mistero: un ostacolo è un ostacolo. Ma possono fare male (ad es. a me, per il reflusso gastrico). La metafisica scientifica ha creato un terrore tale da demonizzare il corpo: "il corpo altrui contagia". Niente più figli. E' il trionfo della castità religiosa.

giovedì 2 aprile 2020

INFLUENZA

Gli scienziati, per non ammettere lo smacco della scienza (cui ci si rivolge con un'insensata "nuova fede", la paura cerca nuova scienza là dove la scienza fallisce, è indottrinamento mentale), negano si tratti di Influenza. Il termine "influenza" è stato ormai sottovalutato al rango di fastidiosa febbre, tosse, mal di gola ecc.. Eppure l'influenza, non solo si sviluppa in Gennaio e Febbraio come il Covid 19, ma attacca sempre le vie respiratorie e non curata produce polmoniti gravi. Può essere aggressiva. Era contenuta da farmaci o vaccini (se non facevano male). Stiamo assistendo ad un salto di qualità del virus influenzale: resiste agli antibiotici ed è tipico di una società troppo medicalizzata. E' possibile, ma non certo (l'influenza si prende anche d'estate), che in estate si attenui molto. Va chiamata "ultra-influenza".
Nuova saggia riflessione di Agamben. Condivido l'idea con cui A. afferma che tutti si sono chiusi in casa con una notevole facilità. La cosa si spiega con quello che dice dopo e cioè che la scienza è ormai diventata la nuova religione e per il fatto che la divulgazione tecnico-scientifica ha creato una "forma mentale" per cui il messaggio "scientista" passa immediatamente. Ciò con tutte le incoerenze e contraddizioni tra scienziati (con la tendenza a creare papi, cioè l'autorità centrale) su effetti, conoscono/ non conoscono, su date, incubazioni ecc.. La scienza mostra una malattia in laboratorio e poi per il gran numero di malati si usa la terminologia religiosa: "apocalisse".

Le riflessioni che seguono non riguardano l’epidemia, ma ciò che possiamo capire dalle reazioni degli uomini ad essa. Si tratta, cioè, di riflettere sulla facilità con cui un’intera società ha accettato di sentirsi appestata, di isolarsi in casa e di sospendere le sue normali condizioni di vita, i suoi rapporti di lavoro, di amicizia, di amore e perfino le sue convinzioni religiose e politiche. Perché non ci sono state, come pure era possibile immaginare e come di solito avviene in questi casi, proteste e opposizioni? L’ipotesi che vorrei suggerire è che in qualche modo, sia pure inconsapevolmente, la peste c’era già, che, evidentemente, le condizioni di vita della gente erano diventate tali, che è bastato un segno improvviso perché esse apparissero per quello che erano – cioè intollerabili, come una peste appunto. E questo, in un certo senso, è il solo dato positivo che si possa trarre dalla situazione presente: è possibile che, più tardi, la gente cominci a chiedersi se il modo in cui viveva era giusto.
E ciò su cui occorre non meno riflettere è il bisogno di religione che la situazione fa apparire. Ne è indizio, nel discorso martellante dei media, la terminologia presa in prestito dal vocabolario escatologico che, per descrivere il fenomeno, ricorre ossessivamente, soprattutto sulla stampa americana, alla parola «apocalisse» e evoca, spesso esplicitamente, la fine del mondo. È come se il bisogno religioso, che la Chiesa non è più in grado di soddisfare, cercasse a tastoni un altro luogo in cui consistere e lo trovasse in quella che è ormai di fatto diventata la religione del nostro tempo: la scienza. Questa, come ogni religione, può produrre superstizione e paura o, comunque, essere usata per diffonderle. Mai come oggi si è assistito allo spettacolo, tipico delle religioni nei momenti di crisi, di pareri e prescrizioni diversi e contraddittori, che vanno dalla posizione eretica minoritaria (pure rappresentata da scienziati prestigiosi) di chi nega la gravità del fenomeno al discorso ortodosso dominante che l’afferma e, tuttavia, diverge spesso radicalmente quanto alle modalità di affrontarlo. E, come sempre in questi casi, alcuni esperti o sedicenti tali riescono ad assicurarsi il favore del monarca, che, come ai tempi delle dispute religiose che dividevano la cristianità, prende partito secondo i propri interessi per una corrente o per l’altra e impone le sue misure.
Un’altra cosa che dà da pensare è l’evidente crollo di ogni convinzione e fede comune. Si direbbe che gli uomini non credono più a nulla – tranne che alla nuda esistenza biologica che occorre a qualunque costo salvare. Ma sulla paura di perdere la vita si può fondare solo una tirannia, solo il mostruoso Leviatano con la sua spada sguainata.
Per questo – una volta che l’emergenza, la peste, sarà dichiarata finita, se lo sarà – non credo che, almeno per chi ha conservato un minimo di lucidità, sarà possibile tornare a vivere come prima. E questa è forse oggi la cosa più disperante – anche se, com’è stato detto, «solo per chi non ha più speranza è stata data la speranza».

27 marzo 2020
Giorgio Agamben

mercoledì 1 aprile 2020

LA SCUOLA 

Apprendo in Tv che si fanno lezioni on-line con voti, registrazione assenze ecc. La retorica tecnologica sta tentando di far passare l'insegnamento on-line come l'insegnamento del futuro, sempre più smaterializzato e cerebrale, senza il senso educativo del rapporto emozionale dovuto alla compresenza fisica in un luogo. Mi sembra assurdo che si mettano voti on-line, come se lo studente non potesse essere imbeccato da qualcuno che sta fuori della visione della telecamera del computer. Mi sembra pure assurdo mettere le assenze su tale base, non può esserci uno studente che non ha il computer a casa? Oppure che ce l'ha rotto? Che non può ripararlo? Che manchi la corrente o si sia esaurita la batteria? Se la scuola è diventata questo "cesso" tecnologico, sono contento di non insegnare più. Scuola per agiati borghesi!