Cerca nel blog

sabato 6 ottobre 2018

IL DUALISMO FEMMINISTA

Da prof. di Filosofia ho studiato i testi del femminismo storico e so di cosa parlo. Il femminismo ha creato un dualismo: "mondo maschile" e "mondo femminile" (fino alle "quote rosa"). La differenza fisica c'è, quella psicologica non è un mondo. Di mondo ce ne sta uno solo. Il femminismo ha messo i presunti mondi dei generi sessuali in guerra tra loro: è la società borghese che ha creato il carrierismo e il lavoro pubblico. Il mondo pre-borghese non conosceva carriere pubbliche, se non per ceti, e la donna viveva nella sua condizione naturale, cioè familiare o sensuale, che non è infamante. Lo è diventata nell'ambizione pubblica borghese. Da ciò una demonizzazione del maschio e un dualismo aggressivo, che, edulcorato, è oggi popolare tra donne intellettuali, che rivendicano chissà cosa, mentre l'unico mondo l'hanno fatto uomini e donne insieme.

venerdì 13 luglio 2018

IL SESSISMO

        Il termine "sessismo" è un termine ideologico nato con gli scritti del vetero-femminismo tra gli anni Settanta ed Ottanta del Novecento. Esso indica un presunto sfruttamento della donna, come il termine capitalismo indicava uno sfruttamento del lavoratore. Ci sono dietro la nascita del termine i valori dualistici del vecchio marxismo (lavoratore/padrone; donna/uomo). Poiché dietro il femminismo si nascondono, da sempre, i valori castranti e anti-mondani del cristianesimo (il femminismo è un fenomeno borghese, quindi tipico delle società industrializzate di derivazione cristiana), il modello di rispetto della donna dovrebbe eliminare ogni elemento legato al corpo, alla bellezza, alla seduzione, perché interpretato a priori come sfruttamento del corpo della donna, cioè come riduzione della donna ad "oggetto". Questo vuol dire che si è affermata l'idea che l'essere umano o è solo anima (cristianesimo) o è solo intelletto (laicismo di derivazione cristiana). Insomma si è affermato quel dualismo che fu tipico del protestantesimo a cominciare da Lutero (e Sant'Agostino, nonché San Paolo), per il quale il cristiano ha una natura duplice: "L'uomo ha una natura duplice, spirituale e corporea: secondo quella spirituale, che dicono anima, è chiamato uomo spirituale, interiore, nuovo, tenendo conto di quella corporea, che chiamano carne, lo si definisce uomo carnale, esteriore, antico" (M. Lutero - "Della libertà del cristiano"). Chiunque conosca il protestantesimo sa che, in questo dualismo, l'interiorità era l'unica cosa che aveva valore, mentre il corpo viene inteso come una degradazione ad "oggetto". E' la conseguenza dello snaturamento cristiano che prosegue nell'uso odierno del termine "sessismo". L'interiorità, ovviamente, fa capo all'attività spirituale o intellettuale, quindi, se la donna viene apprezzata per la sua bellezza corporea e non per quella spirituale/intellettuale, si ritiene che venga degradata ad "oggetto". Si ignora, per pregiudizi passati dal cristianesimo al laicismo, fino al dualismo conflittuale maschio-femmina instaurato dal femminismo storico, che il corpo è persona direttamente già in natura e che il "corpo oggetto" nella realtà non esiste, ma esiste solo nella depravazione mentale di chi lo pensa, quindi anche e soprattutto in coloro che parlano di "sessismo", allorché l'attenzione si concentra sulla bellezza corporea (il che, poi, proprio per il fatto che il termine viene fuori dal femminismo, si applica al corpo della donna e molto meno o quasi mai al corpo dell'uomo). Ora è vero che la donna scambia spesso la sua bellezza corporea per il denaro, ma in ciò l'eventuale immoralità sta nel denaro (nella società commerciale della globalizzazione in cui si compra e vende di tutto, meno la bellezza: l'elemento sessuofobico è evidente) e in questo le colpe delle donne sono esattamente uguali, anzi peggiori, di quelle degli uomini. Perché chi apprezza la bellezza è moralmente superiore a chi apprezza il denaro. Ci può essere qualche giustificazione sociale in questa ricerca di denaro, ma questo è un problema sociale che non può riguardare la manifestazione della bellezza, avvenga con denaro o senza denaro. La bellezza è un valore morale e poiché la bellezza reale appartiene al corpo e non alla matematica o alle giaculatorie religiose, l'accusa di "sessismo" porta con sé un carattere sia "sessuofobico" (tipico dell'eredità cristiana anche nei laici) e sia di negazione della bellezza, cioè qualcosa che si avvicina a quella perversione anti-naturale che è la suora o la donna mussulmana. L'ideologia femminista, sia pure a livello divulgativo e moderato, è stata recepita dalla società borghese e socialista, e oggi anche donne che non si reputano femministe parlano facilmente di "sessismo" nei termini fin qui esposti. La riprove di questo femminismo strisciante, nonché di questa negazione della bellezza corporea, la si ritrova nel clima di caccia alle streghe che c'è nelle denunce, vigliaccamente postume, di molestie sessuali. E' vero che c'è qualche uomo che supera i limiti del rispetto, ma, se si tenesse conto del fatto che la bellezza attrae, si sarebbe meno isterici e meno sessuofobici. Tuttavia non è questo il punto più ottuso, il colmo lo si raggiunge quando, dapprima nelle corse automobilistiche, poi nella riprese televisive allo Stadio, si vuole eliminare, nel primo caso, la presenza di ragazze immagine (che perdono così occasioni per mettersi in vista e di lavorare), nel secondo caso, per ordine della Fifa, le risprese di donne tra gli spettatori. Insomma lo sguardo maschile attratto dalla bellezza femminile non è più una cosa naturale, che fa piacere tanto agli uomini quanto alle donne (non mi risulta che le ragazze immagine non vogliano essere viste, come non mi risulta che le belle donne negli stadi non vogliano essere viste in Tv), ma è diventato uno sguardo da perverso "sessista", che pietrificherebbe in "oggetto sessuale" la donna che guarda. La verità è che questa degradazione del corpo della donna a "oggetto" la pratica, prima di tutto, proprio chi parla di "sessismo" per una cosa che è, invece, del tutto naturale. Siamo arrivati al punto che è diventata una colpa osservare la bellezza, il dualismo anima/corpo, con il relativo disprezzo del corpo, lo realizzano proprio il femminismo e tutti i benpensanti laici della moderna società borghese/socialista. Mentre lo sguardo affascinato dalla bellezza del corpo femminile è lo sguardo più innocente del mondo.    

sabato 27 gennaio 2018

LA NEOLINGUA (POPULISMO, OMOFOBIA) - "La neolingua..parla l'inglese operazionale dei mercati..la dittatura dei mercati è..salutata come "democrazia", i colpi di Stato finanziari sono qualificati come 'governi tecnici'..chi difende interessi che non siano quelli delle élite è diffamato come 'populista'..La stessa categoria di 'omofobia'..mette a tacere chiunque osi pensare che esistono uomini e donne..Condannati come omofobi..non sono soltanto coloro che usano violenza..sono anche quanti commettono..il prima evocato 'psicoreato' consistente nel ritenere che restano uomini e donne, che la famiglia non corrisponda a un concetto 'autoritario' da cui prendere congedo..quella dell'omofobia diventa una nuova categoria dell'intolleranza" (D. Fusaro - "Pensare altrimenti")
LA SACRALITA’ DEL CORPO - “C’è un solo tempio al mondo, ed è il corpo umano. Nulla è più sacro di questa sublime figura. L’inchinarsi davanti all’uomo è un rendere omaggio a questa rivelazione nella carne” (Novalis - “Frammenti” - Frammenti e studi 1799-1800 - 75). "Ma da dove la scienza può aver ricavato la sua idea di corpo come aggregato di parti? Se è vero che non c’è proposizione scientifica che non si attenga rigorosamente all’esperienza, diciamo che l’unica esperienza da cui la scienza può aver tratto il suo concetto di corpo è l’esperienza della sua disgregazione nella morte..finché la scienza continuerà, contro ogni evidenza, a considerare il corpo come un <semplice> oggetto, come un aggregato di parti, e la società ad attenersi rigorosamente al dettato scientifico, saremo nell’impossibilità di comprendere qualcosa del corpo e della sua vita" (U. Galimberti - "Il corpo"). Nel senso romantico ciò significa che il corpo è, esteticamente ed eticamente, un “soggetto” e non un oggetto passivo. Trattare il corpo di un essere vivente, sia esso umano o animale, come un oggetto passivo è offesa alla persona corporea. Ora, mentre nel sesso, nell’erotismo e perfino nella pornografia non si può parlare di oggetto passivo, perché soggetto e oggetto sono tutt’uno nel loro porsi, visto che si tratta di un corpo vivente, nel caso di un cadavere usato per qualche scopo il corpo diventa automaticamente oggetto passivo rispetto allo scopo per cui viene usato. In altri termini l’uso per qualche scopo di un cadavere è per se stesso “vilipendio di cadavere”. Ciò al di là del consenso, perché tale consenso è un atto meramente formale che viene a decadere nel momento stesso in cui il corpo non è più quello di un soggetto attivo, ma diviene, con la morte, prevalentemente oggettivo. Non esiste il consenso di un corpo meramente oggettivo, anche perché non è più in grado di dissentire sull’uso che ne viene fatto. Questo vuol dire che il proprio consenso al prelievo di organi o, ancora più genericamente, all’uso che ne fa strumentalmente la scienza è invalidato dalla morte stessa. Ciò soprattutto se la presunta donazione alla scienza porta alla plastificazione del corpo, alla sua esibizione nuda in una mostra dove, per di più, viene mostrato, non solo a fettine come le porzioni di prosciutti, ma anche in posture di vita, come lo stare in bicicletta, come se si stesse facendo una prestazione sportiva, o come se fosse crocifisso (non a Roma, forse, ma in alcune mostre anche nella posizione dell’atto sessuale). Con la morte il corpo passa dalla dimensione etica di soggetto attivo e vivente a quella di soggetto passivo, vale a dire in una dimensione che è sì oggettiva (è oggettiva anche la dimensione corporea del soggetto attivo), ma non è quella dell’oggetto passivo, perché trattare un corpo come oggetto passivo, sia da vivi che da morti, significa vilipendere il corpo; se il corpo è morto, il suo uso strumentale è oggettivamente vilipendio di cadavere. Ciò al di là del consenso.
Ammesso e non concesso che l’uso di cadaveri per l’insegnamento medico sia ancora utile (cosa discutibile, perché la perfezione tecnica raggiunta potrebbe benissimo consentire di usare manichini di plastica molto perfezionati), esso deve, non solo ammettere il consenso del defunto, ma essere riservato a maggiorenni e in luoghi estremamente riservati, proprio per la consapevolezza che tutto questo sia un rispetto oggettivamente da concedere al soggetto passivo defunto. Il cadavere è un soggetto passivo, non è mai un oggetto passivo. Nel momento in cui i cadaveri vengono esposti in una mostra e ridicolizzati come persone passive mettendoli in pose da vivi questo rispetto verso il defunto manca oggettivamente. Ciò anche ammettendo che lo scopo sia quello scientifico di mostrare analiticamente la presunta struttura anatomica (presunta perché la dissezione di un corpo o la sua scarnificazione sono costruzioni concettuali che trasformando alcune parti del corpo in idee, pretende di “conoscere” o dominare un insieme che è persona e come tale non corrisponde affatto alla dissezione analitica che, già idealmente, considera il corpo un oggetto passivo). Il passaggio dal particolare del corpo della persona morta al generale e all’indifferenziato dell’analisi anatomica è, infatti, un’astrazione intellettuale, che offende il corpo come persona. Fino a quando la mappatura concettuale dell’analisi anatomica è fatta con disegni o manichini plastificati essa non comporta un’oggettiva mancanza di rispetto verso il corpo vivo o morto, proprio perché non usa corpi vivi o morti naturali. Ma, quando vengono usati corpi veri di defunti e in posizioni ridicolizzanti, il vilipendio diventa evidente, tanto più che non si giustifica neppure con l’utilità medica, che certo non interviene su corpi in movimento o in certe posizioni.
Con questi principi etici mi sono recato, accompagnato da un mio ex-alunno, a vedere la mostra “realbody” di Roma dove venivano esposti cadaveri o parti di cadavere frazionate in mille modi. Non solo non c’è alcuna prova che possa ricondurre a poter ricostruire la filiera della presunta donazione alla scienza dei cadaveri esposti (i feti e alcuni corpi che sembrano di morti giovani, nonché alcuni aspetti orientali, fanno dubitare circa la loro provenienza e il loro consenso), ma non si vede neppure quella sensibilità, che si dovrebbe avere nella riservatezza delle sale di anatomia per studenti di medicina, che è dovuta ai cadaveri e ai corpi in generale. Se fatto in modo di esibizione indiscriminata, consentendo l’ingresso ai minori e alla scolaresche, si educa all’insensibilità e ciò dovrebbe comportare anche la corruzione di tali minori. Né si può pretendere che i giovani o anche gli adulti che non hanno un approccio analitico-anatomico del corpo, cioè da oggetto passivo, tipico di certa insensibile razionalità, possano vedere quei cadaveri con lo sguardo distaccato, se non cinico, della conoscenza astratta che ignora il carattere sacro, cioè di soggetto attivo o passivo del corpo rispettivamente vivo e morto. Il cadavere, resto comunque di una persona, è reso disumanamente indifferenziato dall’astrazione anatomica che educa all’insensibilità verso i corpi. L’impressione che si ha girando nella mostra è quella dell’orrore gelidamente rimosso dalla fredda concettualità. Una mescolanza tra il bancone del macellaio e gli altari dove gli Aztechi squartavano i corpi per i sacrifici umani. Il tutto compresso nell’idea di vedere un composto, di vedere come “siamo fatti”, come se il soggetto corporeo fosse “fatto” o “composto” da qualcuno come un macchinario. Il corpo umano degradato a macchina. Il rispetto del corpo e del cadavere sopraffatto dallo sguardo gelido e disumano della “macchinazione”. Ma non si può dare per scontato che tutti i visitatori abbiano tale sguardo gelido dell’astrazione anatomica, per questo ci sono stati svenimenti e anche gesti paradossali, come quello di due studentesse che, credo a Milano, hanno simulato, in una foto, un rapporto orale col pene di un cadavere (il paradosso è che i gestori della mostra volevano denunciare le studentesse per vilipendio di cadavere, quando in alcune di queste mostre si vedono cadaveri che giocano a carte o simulano l’accoppiamento sessuale: coloro che fanno vilipendio di cadavere con la mostra avevano la pretesa di denunciare le due studentesse per vilipendio cadavere. E’il colmo! Il classico caso di bue che dice cornuto all’asino). Altra curiosità è proprio questa, i cadaveri, per lo più maschili, hanno dei genitali messi bene in mostra e anche di proporzioni stranamente grandi in rapporto alla dimensione dei corpi. Orrore e pornografia assieme.
Nella mostra, con mia soddisfazione, ho visto poca gente tra le 10 e le 12 del 23 gennaio 2018. C’erano due scolaresche delle ultima classi, una veniva addirittura dall’Abruzzo. C’è anche da chiedersi in cosa consista questa speculazione globale tra gli organizzatori di simili mostre e le agenzie di viaggi. Ho domandato ad una alunna che si defilava dal gruppo cosa provasse. Risposta: “vomito”. Ho visto una madre con un bambino di 6-7 anni e un padre con una bambina anch’essa di 6-7 anni. Bene, ci sono i genitori, ma allora perché non consentire ai genitori di accompagnare i figli di 6-7 anni a vedere uno spettacolo pornografico? L’osceno starebbe nella realtà vivente dei corpi e non nell’uso indecoroso di cadaveri? Successivamente ho incontrato due studentesse che, non avendo scuola, erano andate da sole a vedere la mostra. Potevano avere 17-18 anni. Una aveva molti dubbi ed era favorevole, ad esempio, al divieto per i minori, l’altra, piena di certezze scientifiche, plaudiva alla mostra e per coerenza con il fatto che il corpo veniva degradato ad oggettività e, ignorando l’orrore e anche il fatto che è diverso esibire un corpo di una persona viva, padrona di sé in ogni istante, dall’esibire un cadavere, per coerenza ammetteva che era favorevole a rimuovere il divieto ai minori anche alla pornografia. In ogni caso ribadiva che, se si entrava lì, bisognava avere una certa impostazione scientifica, anzi sosteneva che ogni visitatore doveva obbligatoriamente averla. Il che fa supporre un cervello molto pericoloso, perché potrebbe far pensare che la stessa cosa la possa pensare in generale, per cui non avere un cervello che squadra analiticamente e razionalmente i corpi sia quasi vietato, non ammissibile. Insomma sembrava quasi ignorare il diritto di ognuno, perciò anche dei visitatori, ad avere uno spazio libero, se si vuole anche irrazionale, in cui la sensibilità oppure la stessa perversione (ad esempio sadica, erotico necrofila ecc.) possano emergere. Sembrava quasi che il permesso per entrare a vedere la mostra non comportasse solo l’acquisto di un biglietto (perché questa presunta sana iniziativa scientifica non è gratuita, ma specula sulla spettacolarizzazione della morte con la scusa dell’iniziativa scientifica), ma anche una visita dentro il cervello del visitatore per verificare con quale spirito si avventurava tra cadaveri e brandelli di carne umana. La studentessa sembrava poi ignorare che era libero l’ingresso anche per i minori e per gli studenti che seguono una classe per stare insieme agli altri, i quali non devono avere obbligatoriamente un cervello insensibile impostato scientificamente. Se una studentessa ha detto che provava “vomito”, appare palese che non c’è alcuna tutela per studenti e minori. Con questo spirito pubblico alcune foto dei cadaveri, riservandomi di effettuare, se tempo e modo me lo permettono, di fare una denuncia per vilipendio di cadavere e corruzione di minori.

domenica 31 dicembre 2017

SESSO, SENTIMENTO E GLOBALIZZAZIONE (un passo del mio libro) - Proprio il sentimento è maggiormente minacciato dalla globalizzazione del mercato che separa gli innamorati, dato che li subordina agli interessi della produzione sociale mondiale e dato che propone mille attività che distraggono dal sentimento stesso. Il sesso si adatta meglio agli interessi economici mondiali, per cui la rivoluzione sessuale si può anche intendere come un contentino che la società borghese ha offerto all’individuo reso schiavo dei mercati e dei cicli produttivi. Con il sesso ci si stacca più facilmente dal proprio amante. Viene anche da pensare che la rivoluzione sessuale sia stata favorita, per un certo periodo, dalla stessa globalizzazione economica, perché rende più facile il distacco da persone e territori e favorisce, quindi, quello “sradicamento”, sia degli imprenditori che dei migranti-lavoratori, che è necessario per poter seguire con successo la globalizzazione economica. Il sesso è potenzialmente più borghese del sentimento personale, quest’ultimo ostacola troppo l’indifferenziato personale che la riduzione a “funzione” della società globale pretende. Tuttavia, allorché la società globale entra in crisi, neppure quel contentino che è il sesso viene concesso (di qui il riflusso contro la rivoluzione sessuale), perché la globalizzazione si concentra sull’idea di unità e ordine, rispetto alla quale la passione sessuale è sempre pericolosa, più o meno come può esserlo la droga, l’alcool, il gioco, che, non a caso, vengono sempre più demonizzati, quanto più la globalizzazione trova la sua dimensione di ordine sociale obbligatorio.

domenica 26 novembre 2017

DENUNCIA CONTRO FACEBOOK
(mafia internazionale e dittatura gay?)

ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA DI ROMA
PIAZZALE CLODIO
e p.c. a Facebook
Piazza Missori, 2 - Milano (20122)
al giornale “Il Tempo”
al giornale “Libero”
al giornale “Il fatto quotidiano”

    Il sottoscritto prof. Carlo De Cristofaro, residente in Via... - Roma.., presenta querela nei confronti di Facebook, nella persona dei suoi legali rappresentanti in Italia (Milano - Via Missori, 2 - 20122) o ovunque si trovino, per la verifica della presenza dei seguenti reati: Ingiuria (594 c.p.), Diffamazione (598 c.p.), Minaccia (612). Nel considerare la questione si prega di tenere presente che Facebook, privata o no che sia, svolge un’importante funzione sociale e quindi non può essere considerata al di fuori dell’interesse pubblico, di conseguenza anche la sua limitazione arbitraria verso una persona dovrebbe essere considerata perseguibile penalmente.
    Questi i fatti: in data 25 novembre 2017 il sottoscritto ha pubblicato il post seguente (ricostruito  a memoria): BISESSUALITA’=AMBIGUITA’ - I bisessuali, fino a quando non hanno legami, possono fare quello che vogliono, perché devono rendere conto solo a se stessi. Ma, se si legano ad un partner eterosessuale, restare bisessuali significa rifiutare il proprio partner eterosessuale sia come “individuo” che come “genere”. Infatti andare con una persona del proprio sesso indica che, rispetto al partner eterosessuale, si va sia con un “altro” individuo e sia con un “altro” genere sessuale, il che nella sostanza è rifiuto del proprio partner (una specie di poligamia sessuale). Questo significa ambiguità nel rapporto. Non è obbligatorio essere accondiscendi con chi è ambiguo, anzi bisogna combattere le ambiguità”. Questo post è stato cancellato da Facebook e, a seguito della sua pubblicazione, Facebook ha bloccato il mio account Facebook per 24 ore, minacciando di farlo definitivamente in caso di nuove pubblicazioni del genere, potendo perfino danneggiarmi, visto che è una modalità di comunicazione con persone lontane. Le scritte, che apparivano in inglese, tradotte in italiano erano le seguenti: “Non puoi pubblicare adesso. - Potresti aver usato facebook in un modo che il nostro sistema considera insolito, anche se non volessi. Puoi postare di nuovo tra 24 ore” - “Grazie per averci fatto sapere chiudi. Esamineremo le attività recenti del tuo account rispetto ai nostri standard comunitari”. Poiché, visto che nel post non c’erano né foto oscene e né parole scurrili, il motivo non può essere che quello della violazione degli standard comunitari relativi all’incitazione all’odio, in tal modo si offende l’onore della mia persona (Ingiuria), si diffama la mia persona (Diffamazione) si minaccia un ingiusto danno (la chiusura di Facebook). Il tutto stabilito discrezionalmente con una parola, “insolito”, come se uno strumento sociale dovesse essere solo un veicolo del “solito”. Questo si deduce dal fatto che Facebook indica le seguenti caratteristiche come fondamento del suo standard comunitario: Le persone possono usare Facebook per mettere in discussione idee, istituzioni e linee di condotta in modo da promuovere il dibattito e una maggiore comprensione. Talvolta si condividono contenuti altrui che incitano all'odio con lo scopo di sensibilizzare o informare le altre persone riguardo ai discorsi di incitazione all'odio. In questo caso, ci aspettiamo che le persone indichino chiaramente la loro intenzione, aiutandoci a capire meglio perché hanno condiviso tale contenuto”. Io sono un filosofo e faccio riflessioni che possono anche andare controcorrente rispetto all’opinione pubblica attuale e Facebook non ha rispettato quello che esso stesso afferma, cioè che Facebook si possa usare “per mettere in discussione idee”. Facebook censurerebbe anche Leopardi e Nietzsche, dato che i loro scritti e concetti erano certamente “insoliti”? E nel mio post si metteva solo in discussione l’idea della bisessualità, affermando che conteneva un’ambiguità, rispetto ai compagni etero, che le persone corrette non possono accettare. Null’altro. Si è trattato quindi di una censura vera e propria, perché evidentemente Facebook ha una impostazione ideologica e politica non confessata, ma, dato che la rimozione del mio post e addirittura la minaccia della chiusura del mio account sono giustificabili solo per “discorsi che incitano all’odio”, questo vuol dire che, di fatto, sono accusato di questo da Facebook e questo è ingiuria, diffamazione, minaccia. D’altra parte, se fosse vero che i miei ragionamenti e le mie conclusioni incitano all’odio, ammesso che ci sia un reato di incitamento all’odio e che la libertà di opinione (perché questo deve intendersi per la “libertà di espressione” prevista dalla Costituzione) sia una presa in giro in vigore da svariati decenni, voglio andare in galera per dimostrare agli italiani che quella libertà di espressione non esiste. Di certo non esiste su Facebook, che, in quanto strumento sociale di interesse pubblico non può praticarla in nome di un discrezionale “standard comunitario”. O c’è la libertà di opinione completa o Facebook deve chiudere, perché la libertà di espressione non può essere affidata ad una discrezionalità privata che sostiene di avere dei non ben definiti “standard comunitari”. In questo modo si minaccia la democrazia italiana che consente l’opinione e il dissenso, il governo e l’opposizione, l’essere bisessuali e il rifiuto di esserlo. Se, in particolare nel post cancellato e che avrebbe provocato la censura di Facebook, invece non si configura alcun incitamento all’odio, ma solo un’opinione che dissente da certe tendenze attuali (è vietato dissentire dall’opinione pubblica? Su facebook o altrove? Se è così sono il peggior delinquente che possa esserci sulla faccia della terra: dissentire dall’opinione pubblica è quasi una caratteristica innata della mia personalità), allora Facebook mi sta diffamando e mi sta minacciando di un ingiusto danno.